Nanà a Milano

    • 280 pagine
    • 14,5x21,3
    • ISBN 9788849305661               
    • 13,00 euro
    • Brossura – Copertina con alette
    • Illustrazioni a 2 colori

     

    “Dunque realismo! – proclama l’autore nella premessa
    al suo romanzo – E realismo vuol dire verità,
    vuol dire ricerca di ciò che veramente succede,
    sia pur doloroso e brutto; vivisezione, fisiologia
    palpitante, studio della vita quale essa si mostra, senza
    rispetti umani e senza reticenze.”
    E l’esortazione è decisamente messa in atto nelle pagine
    del volume, che sono dense di vividi perso­naggi –
    primo fra tutti, la camaleontica protagonista Nanà,
    che, partita da Parigi, Arrighi fa capitare “per caso a Milano
    sullo scorcio del 1869” – e che fotografano un mondo,
    quello della Milano della seconda metà dell’Ottocento,
    con la lucidità di chi non è disposto a nascondere
    proprio nulla. “…Nanà giunta a Milano non era più
    né poteva essere più la stessa donna ch’ella era a Parigi.
    Io l’ho conosciuta nei pochi mesi che stette nella mia città,
    l’ho studiata e ho trovato che il mutamento avvenuto
    in lei era cosa degnissima di studio attento e profondo,
    e che il mondo milanese che s’aggirava intorno a lei
    sarebbe stato un vero peccato mortale se lo si fosse
    trascurato e non si fosse pensato da alcuno a portarlo
    innanzi ai lettori, fotografato a caldo in una fisiologia
    di costumi contemporanei.”

    Carlo Righetti (1830-1906), noto con lo pseudonimo
    (anagramma) di Cletto Arrighi, è stato un giornalista,
    politico e scrittore tra i massimi esponenti della corrente
    della scapigliatura milanese. Scrisse un gran numero di lavori
    teatrali in dialetto milanese, firmò il romanzo-manifesto
    La scapigliatura e il 6 febbraio (1862), numerosi altri romanzi
    storici e avventurosi, oltre che un piccolo ma
    sostan­zioso Dizionario milanese-italiano (1896).
     Negli anni Ottanta subì l’influsso di Émile Zola:
    Nanà a ­Milano (1880) rappresenta il suo più riuscito tributo
    al creatore del filone naturalista.

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